La sintomatologia, particolarmente evidente durante il periodo autunnale precedentemente alla caduta delle foglie, colpisce inizialmente una branca, estendendosi in seguito all'intera pianta.
A volte si ha schiusura prematura delle gemme in autunno e fioritura fuori stagione; nell'eventualità della formazione dei frutti, questi risultano di piccole dimensioni e alquanto deformi, con conseguenze negative sulla resa e sulla commerciabilità del prodotto.
Le piante, una volta colpite, non possono più essere risanate e sono destinate a morte certa nel giro di qualche anno. L'eliminazione rapida delle piante infette rappresenta dunque un elemento fondamentale per ridurre le fonti di inoculo nell'appezzamento.
L'eliminazione del prugnolo, pianta ospite elettiva del vettore C. pruni rappresenta un altro significativo passo per ridurre la possibilità di infezione e prevenire la diffusione della malattia.
Nelle aree con bassi livelli epidemici può essere sufficiente la prevenzione mediante l'uso di materiale di propagazione sano sia per nuovi impianti che per reimpianti; in aree con medi od elevati livelli di infezione si rende necessario anche il controllo chimico dell'insetto vettore.
Quest'ultimo è favorito dal fatto che C. pruni compie una sola generazione all'anno, e la comparsa dei vari stadi di sviluppo può essere prevista in base all'andamento meteorologico. L'efficacia dei trattamenti nel contenere la malattia non è tuttavia sempre significativa rispetto a quanto atteso.
In zone con livelli epidemici molto elevati , è consigliabile, nei nuovi impianti, sostituire le drupacee più sensibili con quelle più tolleranti (ad esempio sostituire il Susino giapponese col Susino europeo, che è resistente al fitoplasma).
Diversi lavori stanno valutando la possibilità di ottenere varietà tolleranti e resistenti attraverso il miglioramento genetico. Questa strada ha dato finora pochi risultati pratici, anche se alcuni primi risultati sono stati incoraggianti.
Il monitoraggio di questa avversità da parte del Consorzio di Difesa di Brescia è iniziato nel corso del 2006 e proseguito nel 2007 in provincia di Brescia e di Mantova.
Le percentuali di infezione e i livelli di diffusione dell'insetto vettore riscontrate negli appezzamenti oggetto di indagine sono risultati superiori alle iniziali aspettative a dimostrazione di una notevole diffusione della malattia anche nei frutteti bresciani. Più contenuta la situazione nel mantovano.
Non è stato possibile trovare una correlazione fra incidenza della malattia e presenza del vettore, a dimostrazione che altri fattori ancora sconosciuti o non indagati potrebbero avere un ruolo importante nella epidemiologia rispetto a quanto finora noto. |